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giovedì 4 giugno 2009

Primavera promossa


Le pagelle stagionali della Roma Primavera

FRASCA: 8
Superman. A quanti sostengono che non ha il fisico, il portierino giallorosso non poteva rispondere più chiaramente: spesso decisivo, spettacolare ed essenziale allo stesso tempo, si è guadagnato il posto da titolare prima e i complimenti di Buffon poi.
PENA: 6,5
Puntuale. Gli va riconosciuto il grande merito di essersi fatto trovare sempre pronto nonostante si sia visto soffiare il posto da Frasca.
TROBIANI: 6,5
Sorpendente. Partito da riserva di Mladen, si è quindi trovato a giocare con una certa continuità per via dei ripetuti infortuni occorsi al romeno, mostrando segnali di notevole crescita.
MLADEN: 6,5
Incompiuto. Non inganni il voto: Sebastian potrebbe essere fra i migliori - prova ne è la stima di Spalletti che spesso lo ha fatto allenare con i suoi - ma troppo spesso sembra peccare di indecisione. Peccato.
BROSCO: 7,5
Cipressino. Se per larghi tratti della stagione la difesa della Roma è parsa quasi impenetrabile, molto lo si deve a Riccardo. L'intesa perfetta raggiunta con Malomo gli ha permesso di concedersi il lusso di qualche numero per gli amanti dell'estetica.
MALOMO: 7,5
Imperioso. Se di lui si sono accorti non solo Spalletti, ma anche Rocca e Casiraghi, significa che il giocatore c'è. Non lo abbiamo mai visto perdere un contrasto aereo, ha comandato la difesa con un'autorità da veterano. La sfortuna ha voluto che la squadra abbia pagato cari i rari errori che ha commesso.
SINI: 7
Gioventù bruciata. Una personalità fuori dal comune ha lanciato in Primavera questo ragazzo del '92; fisico versatile, il bel Simone si è mosso benissimo sia da terzino sia da stopper. Ha la stoffa del leader e si vede.
CRESCENZI: 8,5
Fuochi d'artifico. Dalla Primavera all'Under 21 passando per la serie A: questa la stagione da sogno del non ancora diciottenne esterno giallorosso. Guardandolo giocare negli ultimi 2 mesi, la sensazione era che fosse di un'altra categoria.
MASSIMO: 6,5
Capitani coraggiosi. Al passo d'addio in categoria (è un '89), il capitano è stato protagonista di una stagione più che postiva, che neanche la frattura al braccio rimediata in allenamento è riuscita a fermare.
BERTOLACCI: 8
L'eleganza del riccio. Ultimo nato fra i centrocampisti made in Trigoria, il piccolo Andrea - che ricorda vagamente Aquilani, ma non ne condivide la velocità - ha dato spettacolo, forte di una gran visione di gioco e di una classe quasi d'altri tempi.
STOIAN: 6,5
Work in progress. Arrivato in autunno, ma tesserato solo a gennaio, il romeno si è gradulamente inserito negli schemi della Roma, dimostrando di gradire maggiormante il 4-1-4-1 con cui si è chiusa la stagione. Sicuramente le potenzialità ci sono, talvolta è mancata un pò la convinzione.
FLORENZI: 8
Starway to heaven. Come cantavano i Led Zeppelin, l'annata del piccolo centrocampista di Vitinia è stata una sorta di anabasi al paradiso. Impressionante la sua crescita tecnica e tattica, maturata sfruttando come meglio non si potrebbe tutte le chance concessegli da De Rossi. Bravissimo, Ale.
TORTOLANO: 6,5
Jolly. De Rossi lo ha impiegato alternativamente come esterno alto a destra o come trequartista, ruolo che è sembrato prediligere. Ordinato, certo non dotato di spunti da numero 10, Emiliano è risultato comunque utilissimo, complici anche le reti decisive che ha messo a segno.
TOVALIERI: 6,5
Guizzante. Pochi gol, ma tanti cross per il figlio d'arte Simone, autore di una stagione di tutto rispetto. Essendo un '90 sarà svincolato a fine anno, starà alla società decidere cosa fare di lui.
PETTINARI: 6,5
Grandi speranze. Dagli Allievi con furore. La mancanza degli esterni titolari gli ha consegnato una maglia in partite decisive come la finale di Coppa Italia; lui ha risposto segnando gol pesantissimi. Lo aspettiamo.
D'ALESSANDRO: 8,5
Too fast, too furious. Di lui si diceva un gran bene da almeno un paio d'anni; giunto al banco di prova della Primavera, il fantasista di Colli Anieni (una delle pochissime ali pure in circolazione)ha dato spettacolo con numeri d'alta scuola eseguiti a una velocità pazzesca. Con un pizzico di fortuna in più avrebbe anche segnato all'esordio in A, rendendo meno amara la notte da incubo contro la Juventus.
MANGANELLI: 6,5
Folletto. Trequartista tascabile, ha alternato prestazioni discrete, ad altre prive di ispirazione, mentre in altre ancora è stato incontenibile, mandando completamente fuori giri le difese avversarie. Ottimo incursore, non gli si può chiedere di lottare da solo contro un centrocampo di marcantoni. Anche per lui si attendono segnali dalla società.
SCARDINA: 8
Devastante. Diciassette anni da compiere e nessuna esitazione a sostenere da solo il peso dell'intero fronte d'attacco. Fisico da centravanti senza per questo rinunciare alla tecnica, ha chiuso la stagione con un bottino di otto gol e - ahimé - un infortunio ai legamenti del ginocchio che gli farà saltare le finali del campionato Allievi. Forza Filippo!
DI STEFANO: 6
Meteora. Protagonista di un brillante inizio di stagione, è stato poi oscurato dalla prepotente irruzione di Scardina. Autore del gol che ha consegnato alla Roma la supremazia cittadina nel derby d'andata, è comunque il secondo miglior attaccante in rosa.
BABBUCCI: 5,5
Occasione sprecata. Nella migliore delle ipotesi potrebbe avere la carriera di Luca Toni; ma deve impegnarsi di più e 'studiare'.
SCIARRA: 5,5
Oggetto misterioso. Lo si è visto pochissimo e ha all'attivo un solo gol. Magari avrà miglior fortuna altrove.
DE ROSSI: 7
Gran maestro. La mano dell'allenatore si vede eccome. Ha portato una squadra che lo scorso agosto tutti davano per scarsa a un passo dall'impresa; i suoi ragazzi sono andati a giocare su campi difficili senza paura e hanno fatto a lungo il gioco migliore del girone C.

martedì 26 maggio 2009

Fallimento o promessa?


Qualcuno farebbe ricorso a una gettonatissima citazione per sintetizzare la stagione della Primavera romanista. Non avendone in simpatia l'artefice, ci asteniamo dal farlo; resta il fatto che la bacheca di Trigoria è ferma al 2005, allo scudetto conquistato a Lecce al termine di un'annata travolgente da quella che più che una squadra sembrava una macchina da guerra. Eppure. Eppure forse mai come quest'anno ci sarebbe motivo di brindare. Perché un gruppo composto in gran parte da ragazzi del '91 non solo se l'è giocata alla pari, ma ha spesso impartito lezioni di calcio a formazioni più esperte. Perché gli stessi giocatori che un'amichevole di fine agosto induceva a ritenere non all'altezza hanno smentito tutti, confermando la bontà della filosofia che ispira le politiche del sottore giovanile giallorosso. Perché infine chi li ha seguiti ha visto formarsi un gruppo dalle potenzialità non ancora del tutto esplorate, ma con una personalità fuori dal comune. E allora è di questo che ci sembra giusto parlare all'indomani di un'eliminazione dalle final eight che ha il sapore di una beffa rispetto a quanto visto nel corso della regular season. La Roma ha incontrato squadroni del calibro di Palermo, Genoa e Juventus, affrontandole senza paura, arrivando a sfiorare l'impresa a Marassi in finale di Coppa Italia. Sembrava fatta, è andata male. Peccato, ma che spettacolo il cammino per giungere fin lì.
E che giocatori. A cominciare dal portiere, Superman Frasca che tante volte ha salvato il risultato sfoderando parate da manuale del calcio, tanto per dimostrare che fra i pali il coraggio può sopperire alla statura. E poi la grande rivelazione della stagione, Alessandro Crescenzi, fisico e grinta da serie A, non per niente il primo ad assaggiarla contro la Samp a Genova. Per non dire di Marco D'Alessandro, forse il migliore di tutti, certo baciato da un talento vero che unisce numeri d'alta scuola a una progressione che lascia puntualmente lì i difensori altrui. Pronto per il grande salto? Chissà. Premio speciale della critica ad Andrea Bertolacci, ultimo nato della dinastia dei centrocampisti giallorossi: gran visione di gioco e una classe quasi d'altri tempi. Se ancora non bastasse per convincersi dello straordinario lavoro fatto da Alberto De Rossi e dai suoi collaboratori, si pensi alla crescita esponenziale di cui si è reso protagonista Alessandro Florenzi. Partito dalla panchina, il piccolo centrocampista di Vitinia ha saputo sfruttare come meglio non poteva tutte le occasioni concessegli dall'allenatore, per poi chiudere la stagione da titolare e con un bottino di sei reti messe a segno.
Questo deve fare un settore giovanile. Formare i giocatori più che inseguire il risultato per mettere trofei in bacheca. Casi come quello di Florenzi valgono più di uno scudetto. Che - ci sentiamo di dire - quest'anno non è arrivato, ma viste le premesse non tarderà molto a fare ritorno a Trigoria.