martedì 24 marzo 2009
A proposito di Abete...
E' evidente che il detto ciceroniano non riscuote più i successi di un tempo, come ampiamente dimostra l'infinita sequela di occasioni di restare in silenzio che Mourinho - ma non solo lui - si lascia sfuggire. Si potrebbe fare un appunto all'apparato mediatico che da quand'è arrivato lo ha assunto quale sorgente di Verità, divenendone l'indiscusso portavoce, sorta di acritico megafono votato all'amplificazione di ogni respiro del tecnico portoghese; ma non è questa la sede.
Quel che invece vale la pena sottolineare è il bizzarro ma forse calcolato fenomeno per cui l'ennesima dichiarazione mourinhiana, sensazionale quanto maleducata, ha avuto l'effetto di far passare del tutto sotto silenzio la rielezione alla presidenza della Federcalcio di Giancarlo Abete, con il 98% di voti a favore. Praticamente un plebiscito. Di fronte cronisti presenti in via Allegri il neoconfemato presidente ha subito regalato un'affermazione niente male: "La nostra Federazione ha recuperato tutta la sua credibilità". Curiosa asserzione, non c'è che dire.
Giugno 2006, l'inchiesta dei pm di Napoli solleva il velo di Maya (un velo già un pò logoro, per la verità) che occulta la gestione mafiosa degli ultimi 2 campionati; l'Italia di Lippi risponde sul campo al fango che le piove addosso, mentre la stampa accreditata si divide fra Duisburg e la cronaca giudiziaria proveniente da Roma. Il presidente fderale Carraro, travolto dallo scandalo, si dimette (il che in un Paese come il nostro è una notiziona), la Figc viene commissariata; Abete, dirigente accompagnatore della Nazionale, assolve al suo ruolo di parafulmine con stolida ottusità. Senonché, la maxi-squalifica comminata a De Rossi dopo i 5 minuti di ordinaria follia contro gli Usa (gomitata a McBride, sangue ecc.)impone l'intervento della Federazione. Non si poteva lasciare solo un ragazzo di 22 anni. Di fatto, è quello che accadde. Si ritenne sufficiente fargli firmare frettolosamente una lettera di scuse, senza curarsi del massacro mediatico cui il giocatore fu esposto e che avrebbe probabilmente schiantato chiunque non avesse il suo carattere. Ma quel che è peggio è che le 4 giornate di squalifica inflitte a De Rossi furono salutate da Abete come un successo della Figc (!?). Un giocatore distrutto, una sanzione pesantissima, e secondo lui avremmo anche dovuto profonderci in ringraziamenti.
Poi le cose andarono come sappiamo e la vicenda è passata in secondo piano. Ma allora, caro Abete, che senso ha dire che oggi la Federazione è solida se allora ottenne un incredibile successo diplomatico?
Come si fa a non considerare fuori luogo simile autocelebrazione quando neanche 6 mesi fa l'Uefa ci ha negato l'organizzazione degli Eurpoei 2012 per assegnarli a Polonia e Ucraina, non esattamente 2 potenze?
Quesiti inevasi, risposte mancate. D'altronde i giornalisti sono troppo occupati con l'ultimo virgolettato di Mourinho.
venerdì 13 marzo 2009
Pakistan, la galassia separatista
Il sequestro Solecki ha riportato alla ribalta la questione delle spinte separatiste presenti in territorio pakistano, nella fattispecie quelle radicate nella regione del Belucistan, situata nella parte sud-occidentale del Paese. Le controversie relative a quest'area affondano le loro radici alla fine del XIX secolo, quando l'istituzione della linea Durand divise le tribù di etnia beluci e pashtun stanziate in Afghanistan da quelle che vivevano in quello che in seguito sarebbe diventato il Pakistan. Dal 1947 le tensioni con l'Afghanistan hanno dato luogo a incidenti lungo il confine, anche se la crisi più grave è da situarsi tra 1961 e '63 con l'interruzione delle realazioni diplomatiche e commerciali tra i due stati. In quegli stessi anni si viene formando il primo movimento per l'indipendenza beluci, il Baluchistan Liberation Front (BLF), sotto la direzione di Jumma Kahn Marri, che svolge un ruolo di primo piano durante la crisi culminata nella rivolta armata del 1973. Condotta con l'appoggio iraqeno e duramente repressa dal governo guidato da Bhutto, l'insurrezione costò la vita a circa 15.000 civili, mentre i combattenti del BLF sopravvisuuti ripararono in Afghanistan, dove l'Iraq e l'URSS aiutarono in Fronte a riorganizzarsi. E sempre nel corso delle rivolte armate degli anni Settanta che nascono una serie di movimenti paralleli e più o meno direttamente collegati all'Unione Sovietica, alcuni dei quali, come il BLA (Baluchistan Liberation Army) ritenuti essere movimenti terroristici responsabili di numerosi attentati.
A complicare ulteriormente un quadro già piuttosto torbido, ecco il sinora sconosciuto Fronte Unito per la Liberazione del Belucistan (BLUF), dal quale provengono i sequestratori di John Solecki, che presenta più di un'anomalia. Innanzitutto la presa di distanza di tutti i leader dei principali movimenti separatisti, subito intervenuti per allontanare da sé qualsiasi sospetto di corresponsabilità; in secondo luogo la strategia del negoziato, che ha rifiutato ogni contatto con le Nazioni Unite, l'organizzazione per cui Solecki lavora. Elementi questi che hanno indotto a pensare che dietro la vicenda vi sia il coinvolgimento dei Talebani, interessati a gettare discredito sul nazionalismo beluci.
Il Belucistan è la più estesa fra le quattro province amministrative in cui è suddiviso il Pakistan e da quasi quarant'anni è teatro di conflitti per le risorse naturali che ospita, soprattutto gas e giacimenti minerari. Un altro motivo di tensione è la presenza in territorio beluci dell'importante oleodotto che risale dal porto di Gwadar sull'oceano indiano. Dal 2004 a oggi centinaia di persone sono morte nelle violenze divampate nel corso della ribellione separatista del Belucistan, ultimo atto di un conflitto destinato a riaffiorare periodicamente.
martedì 10 marzo 2009
Da Bertolacci al Pakistan
È di circa una settimana fa la notizia che ha portato agli onori delle cronache il Belucistan, provincia sud-occidentale del Pakistan affacciata sull'Oceano Indiano. A risvegliare l'interesse della stampa internazionale è stato il sequestro di un funzionario statunitense dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, caduto nelle mani di un non meglio conosciuto Fronte Unito per la Liberazione del Belucistan (BLUF). Le trattative per il rilascio non hanno avuto sinora alcun esito, complice l'autentico mistero che avvolge la reale identità dei rapitori. Hanno o no a che fare con il BLF, lo storico movimento indipendentista beluci? O non sarà forse che sul rapimento grava la longa manus dei talebani? E qual è il ruolo dell'Iraq, che ha sempre strizzato l'occhio alla galassia separatista del Belucistan?
Mentre l'enigma si infittisce e il povero funzioanrio ONU assiste al lancio di inquietanti ultimatum che ne annunciano la morte qualora il governo pakistano non apra le porte del carcere a più di mille detenuti beluci, ecco che insapettamente un'altra situazione, non meno inqiuetante, si offre quale chiave di lettura delle complicate vicende del Belucistan.
A Trigoria, amena località situata nel quadrante meridionale di Roma, giornalisti provenienti da ogni angolo della Capitale, nonché dalla City, pensando di trascorrere una giornata d'ordinaria rifinutura pre-Champions League, si sono imbattuti invece nel più impenetrabile dei misteri: quale sarà la formazione che Luciano Spalletti manderà in campo contro il temibile Arsenal? A scombinare le ipotesi formulate dai cronisti fino a poco prima dell'ultimo allenamento è stata la congerie di episodi, imprevisti quanto inauditi, che ha costellato la mattinata di quanti si sono affacciati dalla terrazza antistante il campo b (perlaltro flagellato dalla pioggia che per 4 mesi si è abbattuta incessante sul Fulvio Bernardini). Ebbene, tra lo sbigottimento generale si è assistito prima al mancato arrivo sul terreno di gioco di Mexes, poi alla bandiera bianca alzata da un claudicante Aquilani dopo mezz'ora di differenziato; quindi all'uscita di Doni, solo in parte compensata dalle prodezze sfoderate da Artur in partitella e per finire alla lezione privata tenuta da Spalletti a Loria e Diamoutene al termine della seduta, dopo che Juan aveva lasciato il campo qualche minuto prima dei compagni.
Ora, che la Roma fosse in emergenza era verità universalmente ammessa. Quello che forse non è del tutto ammisisibile è la reticenza - per usare un eufemismo - con la quale Spalletti si ostina a rispondere a chiunque gli chieda lumi riguardo alle questioni di formazione. Al punto che l'undici anti-Arsenal ha la stessa identità fluttuante e indefinita del fantomatico BLUF; solo che mentre i beluci hanno un ostaggio su cui far leva per ottenere ciò che vogliono, la Roma rischia di vedersi rapito il sogno che va cullando da lungo tempo. Subito fuori dalla sala stampa, i cronisti si lanciano occhiate più spaesate che preoccupate: la verità è che in quest'assurdo rompicapo non ci si raccapezzano neanche loro. Artur o Doni? Mistero. Ma gli indizi a favore del primo non sono trascurabili. Motta a destra, Mexes (Phili ha la febbre ma ce la farà, o almeno così vogliamo credere) e Juan centrali, Riise a sinistra. Dopodiché, buio pesto. Innanzitutto il modulo: 4-2-3-1 canonico o rombo? Pizarro può giocare dall'inizio? È ipotizzabile l'impiego di Filipe in mediana accanto a Brighi? E il doppio terzino con Tonetto davanti a Riise - ipotesi prudente, ne conveniamo - è davvero tanto peregrina? Un labirinto di suggestioni, alcune anche piuttosto fantasiose, accompagna i pensieri dei cronisti. Che mentre provano a capire se davvero Spalletti se la sentirà di rischiare sia Totti che il Peq da primo minuto, si chiedono se non sarebbe stato più semplice per loro dedicarsi al Belucistan.
sabato 7 marzo 2009
Auguri mister!

Tanti auguri di buon compleanno a mister Luciano Spalletti, che oggi compie la bella età di 50 anni e con ogni probabilità andrà a spegnere le candeline dal buon Checco dello Scapicollo...
Ora, come forse non tutti sanno, in città (ma forse sarebbe più esatto dire in tribuna Tevere) si è invalsa la moda di invocare l'arrivo di Ancelotti, da più parti - in particolare dalla mia sinistra - indicato come la panacea di tutti i mali della Roma. Lo stesso Carletto, d'altronde, ha contribuito ad alimentare voci in questo senso ribedendo in più occasioni la sua volontà di allenare l'amata Roma prima o poi. Ecco, con tutto il rispetto per Ancelotti - grandissimo tecnico, persona franca ed eccezionale gestore di teste calde, diciamo che facciamo più poi che prima. Niente di personale, ma al momento ci teniamo il buon Luciano. Che avrà pure sbagliato formazione con l'Arsenal, buttato via una partita a Reggio inserendo Loria e richiamato in squadra Panucci dopo essersi fatto accusare di soffrirne la personalità, ma è e resta quello che ha raccolto una Roma impresentabile - signori cari, eravamo in B fino alla penultima giornata e se già non lo ricordate più suggerisco una dieta più ricca di fosforo - e l'ha trasformata in pochi mesi nella spettacolare macchina da guerra delle 11 vittorie consecutive. Ha fatto di Perrotta un campione del mondo, di Totti il secondo italiano di seguito a vincere la Scarpa d'oro, di giocatori normali (Taddei, Cassetti, Tonetto) l'arma in più di tante battaglie.
E allora auguri mister, che questi 50 anni possa festeggiarli come piace a lei...