'Talvolta ebbi a pentirmi d'aver parlato, giammai d'aver taciuto.'
E' evidente che il detto ciceroniano non riscuote più i successi di un tempo, come ampiamente dimostra l'infinita sequela di occasioni di restare in silenzio che Mourinho - ma non solo lui - si lascia sfuggire. Si potrebbe fare un appunto all'apparato mediatico che da quand'è arrivato lo ha assunto quale sorgente di Verità, divenendone l'indiscusso portavoce, sorta di acritico megafono votato all'amplificazione di ogni respiro del tecnico portoghese; ma non è questa la sede.
Quel che invece vale la pena sottolineare è il bizzarro ma forse calcolato fenomeno per cui l'ennesima dichiarazione mourinhiana, sensazionale quanto maleducata, ha avuto l'effetto di far passare del tutto sotto silenzio la rielezione alla presidenza della Federcalcio di Giancarlo Abete, con il 98% di voti a favore. Praticamente un plebiscito. Di fronte cronisti presenti in via Allegri il neoconfemato presidente ha subito regalato un'affermazione niente male: "La nostra Federazione ha recuperato tutta la sua credibilità". Curiosa asserzione, non c'è che dire.
Giugno 2006, l'inchiesta dei pm di Napoli solleva il velo di Maya (un velo già un pò logoro, per la verità) che occulta la gestione mafiosa degli ultimi 2 campionati; l'Italia di Lippi risponde sul campo al fango che le piove addosso, mentre la stampa accreditata si divide fra Duisburg e la cronaca giudiziaria proveniente da Roma. Il presidente fderale Carraro, travolto dallo scandalo, si dimette (il che in un Paese come il nostro è una notiziona), la Figc viene commissariata; Abete, dirigente accompagnatore della Nazionale, assolve al suo ruolo di parafulmine con stolida ottusità. Senonché, la maxi-squalifica comminata a De Rossi dopo i 5 minuti di ordinaria follia contro gli Usa (gomitata a McBride, sangue ecc.)impone l'intervento della Federazione. Non si poteva lasciare solo un ragazzo di 22 anni. Di fatto, è quello che accadde. Si ritenne sufficiente fargli firmare frettolosamente una lettera di scuse, senza curarsi del massacro mediatico cui il giocatore fu esposto e che avrebbe probabilmente schiantato chiunque non avesse il suo carattere. Ma quel che è peggio è che le 4 giornate di squalifica inflitte a De Rossi furono salutate da Abete come un successo della Figc (!?). Un giocatore distrutto, una sanzione pesantissima, e secondo lui avremmo anche dovuto profonderci in ringraziamenti.
Poi le cose andarono come sappiamo e la vicenda è passata in secondo piano. Ma allora, caro Abete, che senso ha dire che oggi la Federazione è solida se allora ottenne un incredibile successo diplomatico?
Come si fa a non considerare fuori luogo simile autocelebrazione quando neanche 6 mesi fa l'Uefa ci ha negato l'organizzazione degli Eurpoei 2012 per assegnarli a Polonia e Ucraina, non esattamente 2 potenze?
Quesiti inevasi, risposte mancate. D'altronde i giornalisti sono troppo occupati con l'ultimo virgolettato di Mourinho.
Buon Viaggio all'Eden caro Sam
1 settimana fa
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