martedì 10 marzo 2009

Da Bertolacci al Pakistan


È di circa una settimana fa la notizia che ha portato agli onori delle cronache il Belucistan, provincia sud-occidentale del Pakistan affacciata sull'Oceano Indiano. A risvegliare l'interesse della stampa internazionale è stato il sequestro di un funzionario statunitense dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati, caduto nelle mani di un non meglio conosciuto Fronte Unito per la Liberazione del Belucistan (BLUF). Le trattative per il rilascio non hanno avuto sinora alcun esito, complice l'autentico mistero che avvolge la reale identità dei rapitori. Hanno o no a che fare con il BLF, lo storico movimento indipendentista beluci? O non sarà forse che sul rapimento grava la longa manus dei talebani? E qual è il ruolo dell'Iraq, che ha sempre strizzato l'occhio alla galassia separatista del Belucistan?

Mentre l'enigma si infittisce e il povero funzioanrio ONU assiste al lancio di inquietanti ultimatum che ne annunciano la morte qualora il governo pakistano non apra le porte del carcere a più di mille detenuti beluci, ecco che insapettamente un'altra situazione, non meno inqiuetante, si offre quale chiave di lettura delle complicate vicende del Belucistan.

A Trigoria, amena località situata nel quadrante meridionale di Roma, giornalisti provenienti da ogni angolo della Capitale, nonché dalla City, pensando di trascorrere una giornata d'ordinaria rifinutura pre-Champions League, si sono imbattuti invece nel più impenetrabile dei misteri: quale sarà la formazione che Luciano Spalletti manderà in campo contro il temibile Arsenal? A scombinare le ipotesi formulate dai cronisti fino a poco prima dell'ultimo allenamento è stata la congerie di episodi, imprevisti quanto inauditi, che ha costellato la mattinata di quanti si sono affacciati dalla terrazza antistante il campo b (perlaltro flagellato dalla pioggia che per 4 mesi si è abbattuta incessante sul Fulvio Bernardini). Ebbene, tra lo sbigottimento generale si è assistito prima al mancato arrivo sul terreno di gioco di Mexes, poi alla bandiera bianca alzata da un claudicante Aquilani dopo mezz'ora di differenziato; quindi all'uscita di Doni, solo in parte compensata dalle prodezze sfoderate da Artur in partitella e per finire alla lezione privata tenuta da Spalletti a Loria e Diamoutene al termine della seduta, dopo che Juan aveva lasciato il campo qualche minuto prima dei compagni.
Ora, che la Roma fosse in emergenza era verità universalmente ammessa. Quello che forse non è del tutto ammisisibile è la reticenza - per usare un eufemismo - con la quale Spalletti si ostina a rispondere a chiunque gli chieda lumi riguardo alle questioni di formazione. Al punto che l'undici anti-Arsenal ha la stessa identità fluttuante e indefinita del fantomatico BLUF; solo che mentre i beluci hanno un ostaggio su cui far leva per ottenere ciò che vogliono, la Roma rischia di vedersi rapito il sogno che va cullando da lungo tempo. Subito fuori dalla sala stampa, i cronisti si lanciano occhiate più spaesate che preoccupate: la verità è che in quest'assurdo rompicapo non ci si raccapezzano neanche loro. Artur o Doni? Mistero. Ma gli indizi a favore del primo non sono trascurabili. Motta a destra, Mexes (Phili ha la febbre ma ce la farà, o almeno così vogliamo credere) e Juan centrali, Riise a sinistra. Dopodiché, buio pesto. Innanzitutto il modulo: 4-2-3-1 canonico o rombo? Pizarro può giocare dall'inizio? È ipotizzabile l'impiego di Filipe in mediana accanto a Brighi? E il doppio terzino con Tonetto davanti a Riise - ipotesi prudente, ne conveniamo - è davvero tanto peregrina? Un labirinto di suggestioni, alcune anche piuttosto fantasiose, accompagna i pensieri dei cronisti. Che mentre provano a capire se davvero Spalletti se la sentirà di rischiare sia Totti che il Peq da primo minuto, si chiedono se non sarebbe stato più semplice per loro dedicarsi al Belucistan.

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